
Il periodo di riposo è definitivamente finito… si ricomincia. Suona il campanello.. un nuovo viandante.. un incontro che mi ha rimandato a due dialoghi… che si intrecciano.. in un dialogo che parla da sé..
“.. Dapprima fu un sacco, poi una cassetta, quindi un baule, infine una valigia e tutte le sue varianti. I contenitori da viaggio hanno una storia vecchia almeno quanto Adamo…
Il fatto è che la valigia è realmente una parte di noi.. amala perché.. ti ama e ti segue.
Dapprima fu un sacco…
“Vedi quell’armadietto lì sulla sinistra?” disse. “Ti spiacerebbe aprirlo?”
Convinta che gli servisse uno dei suoi strumenti, aprii lo sportello.
“C’è una borsa appesa a un gancio”.
Era una specie di tracolla, vecchia e dalla strana foggia. I lati non erano cuciti ma semplicemente ripiegati. Una fibbia la teneva chiusa e il manico di pelle lungo e largo, fissato ai lati da due ganci arrugginiti, faceva pensare che andasse infilata sul torace in diagonale. La pelle era secca e crepata e la tela che un tempo doveva essere kaki mostrava ormai il colore degli anni.
“Che cos’è?” chiesi.
Lui sollevò un istante gli occhi dalla ciotola per guardarmi.
“La borsa dove mi hanno trovato.”
Tornò a mescolare gli ingredienti. Anche chino sull’impasto superava il metro e ottanta d’altezza. Ora non sarebbe nemmeno riuscito a infilarsi la tracolla intorno al corpo mentre sessant’anni prima era così piccolo da stare dentro la borsa. Chi mai poteva aver messo un bambino dentro quella borsa tanto tempo prima? Chi aveva ripiegato la tela intorno al corpicino, chiuso la fibbia per proteggerlo dalle intemperie e indossato la tracolla per portarlo? …
.. Lo sentii infilare qualcosa in forno e chiudere lo sportello, poi si portò alle mie spalle.. “Non è esasperante?” chiese.
“Aprila tu, io ho le dita sporche di farina.”
Sganciai la fibbia e aprii le pieghe di tela. Schiudendosi formarono un cerchio con un viluppo di carta e stracci al centro.
“La mia eredità” dichiarò.
Sembrava un cumulo di rifiuti che aspettava solo di finire nel secchio della spazzatura, ma lui lo guardava con l’intensità di un bambino che contempla un tesoro scovato per caso.
“Queste cose sono la mia storia” disse. “Queste cose raccontano chi sono. Si tratta solo… di capirle”. Era una confusione profonda ma rassegnata, la sua. “E’ tutta la vita che cerco di ricomporle. Non faccio che pensare: se solo trovassi il bandolo… Ogni cosa andrebbe al suo posto. …
… A quella specie di cassetta o di sacca di circa
Ed essere privati di tutto questo è come essere spogliati dei nostri vestiti: una violazione, una violenza profonda… .
Il fatto è che la valigia è realmente una parte di noi… . “
Luisa Espanet, Valigia & C.