Sfaccettature, Luci e Riflessi

Percorsi a "passo d'uomo"

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"No, non siamo fatti di parole: la carne e il sangue non sono pagine. Noi non abbiamo una storia, nè raccontiamo una storia, ma siamo posseduti da una storia che ci racconta. [...] Ci sono storie che ci raccontiamo per tutta la vita. Queste storie, vertebre di parole, sostengono le nostre menti, ci sorreggono, aiutandoci a stare in piedi, se non dritti, quantomeno soltanto un po' curvi." (Nomi Eve, Il frutteto di famiglia)

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mercoledì, 14 maggio 2008

Una “filosofia pronunciata a bassa voce”... di Renée Diciche

Due mani di Van Gogh


 


 


 


 


 


 


 


Devo ringraziare Renée Diciche per questo suo scritto che va direttamente al fondo della persona.


Sì, devo ringraziare Renée per queste sue parole:  


“… Volevo vedere come le cose naturali si trasformano,


e non urlano se portano dentro


anime contrapposte di vita e di morte.


Loro sanno essere nude,


e se ne fregano di ogni talento necessario


per nascondersi.


Sono tornata una domenica sera, mentre la caffettiera


lanciava per aria, in casa mia, il suo solito odore.


Nessun nuovo ricordo, nessuna “verità” acquisita.


Solo il desiderio di essere


radicalmente nuda,


nell’accarezzare senza maestria


le tante anime contrapposte.


Di vita e di morte.”


 


Questa è una “filosofia pronunciata a bassa voce”, una filosofia che va direttamente al fondo delle cose, che rende trasparente l’animo”… questa è la filosofia di Michel de Montaigne, dove le parole sgorgano dalla sua anima con la forza della spontaneità, come queste parole:


 


“Non soltanto il vento delle circostanze mi agita secondo la sua direzione, ma in più mi agito e mi turbo io stesso per l’instabilità della mia posizione: e, a guardar bene, non ci troviamo mai due volte nella stessa condizione. Io do alla mia anima ora un aspetto ora un altro, secondo da che parte la volgo. Se parlo di me in vario modo, è perché mi guardo in vario modo. Tutti i contrari si ritrovano in me in qualche verso e in qualche maniera. Timido e insolente, casto, lussurioso; chiacchierone, taciturno; laborioso, indolente; ingegnoso, stupido; stizzoso, bonario; bugiardo, sincero, dotto, ignorante e liberale e avaro e prodigo. Tutto questo io lo vedo in me in qualche modo, secondo come mi volgo. E chiunque si studi molto accuratamente, trova in sé, anzi nel suo stesso giudizio, questa volubilità e discordanza. Non posso dire niente di me, assolutamente, semplicemente, senza confusione e mescolanza, né in una sola parola”.    


 


Non sempre si è in grado di ascoltare le varie dimensioni del proprio essere. E questo perché si cinge di schermi, barriere e abbellimenti la propria interiorità, ma se ce ne “freghiamo di ogni talento necessario per nascondersi” e “sappiamo essere nudi”, come ben dice Reneé, le nostre contraddizioni ci aiutano a essere consapevoli nel trarre la linfa vitale per affrontare il mondo.  Diceva l’antico Eraclito: “Ciò che si oppone converge, e dai discordanti bellissima armonia” (Dell’origine).


Ma non è facile, almeno per me, allora ognuno, con la propria storia, sente di non acquisire, a volte non concludere. Questo pensiero mi accompagna proprio in questi giorni. 


 


Grazie due volte, Renée Diciche.


lunedì, 04 giugno 2007

Come quella linea interrotta dei vasai messicani

van-gogh-shoes




 




 


“... non chiudo mai niente, neppure la porta di casa. Ho in mente altri libri e altri titoli che non avrò probabilmente il tempo di scrivere, ma bisogna che ci sia nell’opera di ciascuno di noi qualche cosa di incompiuto, proprio come quella linea interrotta che i vasai messicani lasciano nei loro disegni, per impedire che lo spirito ne divenga prigioniero.”




Marguerite Yourcenar

postato da: Prisma2002 alle ore 11:16 | link | commenti (8)
categorie: diario, biografie, incompiutezza