



Félix Vallotton, Donna che fruga in un armadio, 1900. Basilea
Siamo nel mese degli inventari e, nel mio piccolo, anch'io sono latitante per "inventario". Ci sono periodi in cui si "accumula materiale", senza perderne neanche una traccia, per poi... . Poi arriva il momento in cui si sente il bisogno di riordinare questo "materiale", perchè si sente il bisogno di valorizzarlo, utilizzandolo al meglio. Ma per "fare ordine" ci vuole del tempo... per me piacevole. Ecco, sto ponendo la mia attenzione a "riordinare" nuove risorse dell'anno che si è appena concluso, ma sto già tornando.
Duke Ellington - Sophisticated Lady
In cascina si alternano vite diverse, le cui storie, talvolta, si ripetono, pur nella loro unicità…
Come quella storia di Claire raccontata in quel delicatissimo film “Le Ricamatrici” di Eléonore Facher: anche questa storia “si ripete”, ma non in quel modo così unico.
Un’opera a tratti fragile, pudica fino all’evanescenza, dal segno forse eccessivamente stilizzato e dalla grammatica fin troppo essenziale; una storia onesta il cui minimalismo corre talvolta il rischio di trasformarsi in povertà. Elogio della lentezza, della calma e del mondo interiore. Una regia misurata che non cerca di imporsi ma lascia parlare le cose, all’insegna di un ascetismo bressoniano. Una fotografia che orchestra sapientemente luci e ombre con un lavoro pittorico sull’immagine: dai primi piani della protagonista con la sua fiammeggiante capigliatura ai tessuti sontuosi ed elaborati cui lavorano le due donne, simbolo di una dimensione alternativa della realtà, lirica e onirica, come un tesoro nascosto dentro il tormento.
Claire, diciassette anni, incinta di cinque mesi, cassiera in un supermercato, abbandona la casa e un mondo che non ama e decide di partorire lontano da tutti. Scappa da un mondo di brutture e desolazione, dal quale tenta di difendersi con il classico castello di menzogne, trova rifugio presso Madame Melikian, una ricamatrice che confeziona vestiti per l’alta moda, e inizia a lavorare con lei. Il caso mette due esistenze smarrite una di fronte all’altra…
Ulteriori sfaccettature si possono trovare qui:
http://amalteo.splinder.com/post/8193301#comment
Il ricamo è simbolo di una cura e di un ordine ritrovati, di una rinascita all’insegna della pazienza, della bellezza e dell’attenzione.
Attraverso il lavoro Claire si salva da una realtà sgradita e da un mondo alienante, trova una madre elettiva e una nuova e più ricca dimensione del tempo.
La fuga e il disagio di Claire si arrestano con la scoperta della creatività e dell’altro, e lì si trasformano in accettazione e tenacia.
Il lavoro di ricamatrice si sovrappone gesto dopo gesto alla gravidanza, ulteriore metafora della rinascita.
La ragazza diventa madre, ma allo stesso tempo ridiventa figlia.
Mi sembra di ripercorrere la storia di alcune nostre mamme...
Anche la storia di Gioia si ripete:
“Fin dalla mattina, quando entrava nella camera di Gioa, iniziava a raccontare. Storie che Gioia aveva sentito migliaia di volte, ma in quegli anni non ci aveva più pensato. Adesso, riascoltandole, le sembrava che si mettessero tutte insieme, come i disegni di quei centrini che all’nizio erano solo maglie piene e vuote, archi di catenelle, rombi e colonnine, ma poi a lavoro ultimato formavano un disegno più grande che non significava proprio niente, se non tutto il tempo e l’amore che erano stati messi per farlo”. Tratto da: Mariolina Venezia, Mille anni che sto qui.

La vita è come un arazzo nel quale ci sono dei fili più o meno resistenti che ne reggono la tessitura
fili resistenti e fili sottili di seta che ne completano la bellezza
ci sono fili che sembano quasi trasparenti, aerei, lievi
eppure proprio questi, a volte, sono quelli che non si spezzano facilmente
a dispetto di un arazzo/esistenza che prosegue il suo andare a volte monotono, a volte brillante, a volte imprevedibile
la vita è un ricamo eseguito da un ago con le gugliate din tanti colori
a volte anche con qualche gugliata nera
che non è un bel colore
ma alla fine
se si ammira il ricamo nella sua interezza
ci si rende conto che il fiore ricamato è bello
e quei fili sempre lì, a dar colore, a offrire profumo… nei momenti faticosi
magari solo con il ricordo e la nostalgia…
Forse bisogna sapere sempre che si tessono storie e che il ricamo piano piano consegna pezzi di figure che convergono e organizzano scene sempre più ampie e l’anonimo telo bianco si riempie di linee intricate e sottili che, quando il ricamo è riuscito, danno la sensazione del movimento e del vortice…
Il ricamo inegna anche a guardare lontano e che si possono sognare figure su un telo bianco...