
La tribolazione di una mamma che ho incontrato in questi giorni mi ha rimandato a questo scritto autobiografico di Jackie Kay. La sua è una poesia drammatica, diretta e incisiva, che sa descrivere realtà e sogno con eguale intensità. La voce delle tre donne - due donne bianche e una ragazza nera, figlia di entrambe – nei tre monologhi intrecciati, è coinvolgente.
…
Ha telefonato l’assistente sociale,
è una bambina ma non sta bene
finchè non starà bene
non potrà passare il test medico.
Non si possono firmare le carte dell’adozione.
Ho messo giù il telefono .
Ero tutta accaldata. Non si agiti.
Cosa s’aspetta quella? Non sarò una madre
finchè non avrò firmato quel pezzo di carta.
Il ritmo del treno mi porta
sulla terra gelata
il movimento cadenzato è consolatorio
il dondolio di una culla.
Forse le parole mi stanno scritte
in fronte
un titolo in inchiostro sottile
MADRE RINUNCIA AL BAMBINO
…
Nessuno lo immaginerà mai.
Non avevo scelta
Comunque è la cosa migliore per lei,
La mia firma sulla linea tratteggiata.
…
La terra si muove come una mandria compatta
Devo smetterla. Togliermela dalla mente.
E’ inutile rimuginarci sopra.
Sono contenta che abbia trovato una casa.
Questo panino è di plastica.
Ho dimenticato di mettere lo zucchero nel thermos.
L’uomo dall’altra parte del tavolo continua a fissarmi.
Avrei dovuto portare un altro libro –
questo personaggio sa solo baciare e dire mi dispiace
andarsene e tornare,
siamo tutti ingenui ad avere fiducia.
Una volta mi piaceva l’inverno
gli spazi vuoti, l’aria fresca.
Quando arrivai a casa
andai in giardino –
il gelo mi attanagliava i vecchi stivali marrone –
e scavai una buca grande come la mia bambina
e seppellii il corredino che avevo comunque comprato.
Una settimana dopo ero alla finestra
e vidi il terreno muoversi e gonfiarsi
come stesse per germogliare,
fu allora che lei cominciò a piangere.
Le feci un servizio funebre, cantai
Ye banks and braes, piantai
un rosaio, lessi il libro di Giobbe,
mi maledissi mentre scavavo la fossa per la mia
bambina
e cospargevo la cenere del caminetto.
Quella stessa sera tardi
lei entro dalla finestra,
la mia piccola Lazzaro
e mi si attaccò al seno.
…
La mamma mi ha comprata in un negozio
La mamma dice che ero una bella bambina
La mamma mi ha scelta (ero la migliore)
tua mamma ti ha dovuto prendere (non aveva scelta)
La mamma dice che non è la mia vera mamma
(ma scherza)
E’ un po’ come la parte che hai tanto provato
la sera della prima non riesci a recitarla
Dice che la mia vera mamma è lontana molto lontana
Mamma perché io e te non siamo dello stesso colore
Ma io voglio bene alla mia mamma che sia vera o no
Il cuore ha cominciato a farmi trac trac trac come un
tamburo di latta
le parole sono scappate via su un altro pianeta
Perché
Sentivo la commozione nella sua voce
dico non sono la tua vera mamma,
ma solo Dio sa perché l’ho detto,
Se io non lo sono chi lo è, ma tutto il discorsetto ben
preparato
è volato fuori dalla finestra
Dopo che la mamma m’ha detto che non era la mia vera
mamma
m’è venuta una gran paura che si sarebbe sciolta
o qualcosa del genere o forse scomparsa nel cuor
della notte… . Così il giorno dopo le ho toccato la pelle
per vedere se era vera, ma forse era solo una bella imitazione.
… Ho frugato tutta la casa in cerca di indizi
ma non ho trovato niente. Il giorno dopo comunque
mi hanno regalato il porcellino d’India e non ci ho più
pensato.
Ho sempre creduto che bisognasse dirlo.
Non si può tenere segreta una cosa così
volevo che pensasse a quell’altra madre
lontana …
…
Adesso quando la gente dice “però
non è come avere un figlio tuo, eh?”
io dico certo che lo è, che altro è?
E’ la mia bambina, le ho raccontato le favole
ho pianto ai suoi dispiaceri, riso alla sua felicità
…
D’un tratto il sole è sparito
quasi come non ci fosse mai stato.
All’improvviso gli alberi hanno perso forza
e il vento ha sfiorato l’erba
un filo dopo l’altro, veloce come la calunnia
Anni dopo, le voci si fanno ancora sentire
soprattutto nei sogni, non echi lontani
forti – un trapano pneumatico – sempre più in
profondità.
Ho vissuto lo scandalo, l’ho portato con leggerezza
tutto eccetto il più lieve sussurro:
ho perso un mucchio di peso.
Ora il mio segreto è il silenzio delle pesanti tende
tirate.
Una calligrafia sconosciuta mi fa paura
a volte sussulto al suono del telefono,
ha diciannove anni ed è maggiorenne.
La notte a letto provo le mie battute
ma “mi dispiace” non sembra mai sufficiente
…
… Non so che malattie
ci siano nella mia famiglia;
quando il dentista e il dottore mi fanno
le solite domande sui consanguinei
dico: non ho né naso né bocca né occhi
da confrontare, somiglianze sputate o certificati di morte,
la mia faccia si riflette nello specchio.
I miei genitori non hanno il mio stesso albero
genealogico
e voi continuate a dargli importanza,
il sangue, i legami, il succedersi
delle generazioni.
Abbiamo tutti delle incongruenze,
quelli col naso della madre e gli occhi del padre
le hanno;
il sangue non impedisce la confusione,
eppure io confesso la mia incongruenza
voglio conoscere il mio sangue
…
So che pensa spesso a me
quando la luce fa capolino
o il buio si rintana dietro le colline,
è lei che evoca la mia presenza o sono io che compaio
quando ne ho voglia, le mie pantofole
sono silenziose e passo attraverso le porte.
Lei è a letto; io la sveglio
basta un buffetto sulla guancia,
poi la faccio pensare a me per ore.
La cosa migliore che so rubare è il sonno.
Mi infilo sotto il piumino e bisbiglio
non conoscerai mai davvero tua madre
So chi pensa che io sia – si sbaglia di grosso. …
… Basterebbe una volta,
solo per ascoltare la sua voce
guardare il modo in cui muove le mani
quando parla.
… Da quattro mesi ho il numero di mia nonna
che lascia un buco rovente nell’agenda…
… Le dicevo sempre, se vuoi,
io non me la prendo.
Al posto suo, avrei fatto lo stesso.
La curiosità. E’ naturale. Le origini.
… Se me la figuro così fa meno male
Siamo timide tutte e due
anche se i nostri occhi non lo sono,
penetrano sotto la pelle.
Non siamo come ci eravamo immaginate
…
Questo soggiorno è senz’anima,
un nudo tavolo di legno e qualche libro.
Non ci abbracciamo e non ci diamo nemmeno la mano
però ci scambiamo dei sorrisi improvvisi come fiammate
che poi si spengono .
Le sue dita giocherellano con la fede,
io ho ripreso a fumare.
Anche dopo sulla spiaggia non ci facciamo grandi
domande.
Camminiamo lente, caute come granchi
Non, allora cosa hai fatto in questi ventisei anni.
Ma solo a cosa stai lavorando, cose del genere.
Secoli più tardi raccolgo un sasso picchiettato
e lo butto in mare,
è così che te lo immaginavi?
Non l’ho mai immaginato.
Oh. Il tonfo arriva attutito.
Sarei impazzita a immaginarlo, sono lunghi ventisei anni.
… Un sogno apre uno squarcio in un altro come un pesce
sventrato
niente è quello che era;
è stata immaginata troppe volte per essere di carne ed
ossa.
Non ci resta altro da dire.
Nessuna delle due accenna a un altro incontro.
Sua sorella ha detto che lei mi avrebbe scritto una lettera…
Tratto da: Jackie Kay, L’Adozione.