
La vita nella casa – cascina mi sollecita quotidianamente pensieri e sentimenti sull’appartenenza.
Queste parole, ritrovate, di una canzone di Giorgio Gaber e S. Luporini, La canzone dell’appartenenza (1996-‘97), mi fanno riflettere: … “L’appartenenza….è avere gli altri….dentro di sè….”…
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L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.
Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.
Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.
Oggi in cascina c'era odore di primavera...








Oggi ho fatto un piccolo “salto quantico”, mi ha detto la zietta.
Questa mattina, presto, il sole già splendeva a est e la luna piena di novembre, a ovest, non ne voleva sapere di “nascondersi”. Notte e giorno, luci e ombre, sole e luna visibilmente presenti… distanti, ma vicini... due momenti che fanno parte di una realtà. Capita che la luna, al mattino, non ne voglia sapere di “nascondersi”, forse l’ho anche vista altre volte, ma l’ho percepita solo questa mattina… per la prima volta.
“Sono al mondo per stupirmi!” dice un verso di Goethe. All’inizio è stupore, ed è stupore alla fine, eppure questa è una via non inutile. Lo stupore conosce. Se io contemplo con stupore la natura […], ogni qualvolta, con gli occhi o con un altro senso, ho esperienza di una parte della natura stessa, ne sono attratto e affascinato, e per un istante mi apro alla sua esistenza e alla sua rivelazione… .
… Presa la via dello stupore, per un istante sono sfuggito al mondo della separatezza e sono entrato nel mondo dell’unità, dove una cosa dice all’altra, una creatura dice all’altra: “Questo sei tu”. (Tratto da: La natura ci parla, Hermann Hesse)
Grazie Perlasmarrita.
Keith Jarrett - The Night We Called It A Day (1987)