
Procedi con calma in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Per quanto ti è possibile, senza sottometterti, sii sempre in buoni rapporti col prossimo. Esprimi la tua verità con tranquillità e chiarezza e ascolta gli altri, anche gli ottusi e gli ignoranti: anch’essi hanno la loro storia. Evita le persone rumorose ed aggressive: opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri potresti diventare vanesio e amaro; perché ci saranno sempre persone superiori o inferiori a te. Goditi i tuoi risultati così come i tuoi progetti. Conserva l’interesse per il tuo lavoro: per quanto umile sia; è ciò che realmente possiedi nella mutevole sorte del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e non essere memmeno cinico sull’amore; perché, nonostante tutte le aridità e le disillusioni esso è perenne come l’erba. Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età e molla con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza di spirito per fartene scudo contro l’improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una salutare disciplina, sii gentile con te stesso. Tu sei figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non c’è dubbio che l’universo ti si sta schiudendo come deve. Perciò sii in pace con la Vita quali che siano le tue lotte e le tue aspirazioni; conserva la pace dello spirito pur nella sua rumorosa confusione. Con tutti i suoi inganni, le ingratitudini e i sogni infranti, questo è pur sempre un mondo stupendo. Stai attento e fa’ di tutto per essere felice.
di Max Ehrmann, 1927

Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Angelica e Yehuda Calò Livnè e Luciano Assin del Kibbutz israeliano Sasa.
http://www.sasa.org.il/
Inizio riportando i loro tre interventi da me registrati.
Il primo intervento è di Luciano Assin.
Sottolineo queste sue parole:
“Un problema che affligge il movimento dei Kibbutzim, oggi, è quello di una mancanza di ruolo. ... Adesso che esiste uno Stato che è alla pari di tutti gli standard degli stati occidentali e abbiamo raggiunto un alto benessere, un alto livello della qualità della vita, ci è molto difficile trovare un ruolo chiave all’interno della società israeliana in cui viviamo, perché vogliamo essere una forza trainante all’interno della nostra società, portare dei valori, cercare di cambiare dall’interno la società in cui viviamo, non soltanto il nostro kibbutz, ma la società israeliana. In questo momento manca una scala di valori a cui possiamo far riferimento e cercare di portare avanti questo discorso”.
Il secondo intervento è di Yehuda Livnè, nato nel kibbutz.
Il terzo intervento è di Angelica Calò Livnè.
Sottolineo queste sue parole:
“.. Noi abbiamo quattro figli maschi e quando il primo si è arruolato devo dirvi che per quanto io possa aver sofferto per partorirli dopo lunghe ore di doglie, non c’è doglia peggiore di vedere tuo figlio con la divisa ed un fucile in mano. Io li ho cresciuti per suonare il pianoforte, il flauto traverso, per imparare gli scacchi, per andare a studiare all’università… e non è facile. Nel corso di questi anni abbiamo scelto l’educazione, perché io credo profondamente che l’unica cosa che oggi possa salvare il mondo sia l’educazione. Ora il primo figlio che si è arruolato ha finito. Il secondo figlio è ufficiale. Gli ufficiali in Israele vengono scelti, non scelgono loro di essere ufficiali, vengono scelti per il loro spessore umano, per l’educazione che hanno ricevuto. Da una parte sei molto orgogliosa e dall’altra ti struggi, ti alzi la mattina, ti struggi tutto il giorno, vai a dormire e ti struggi, ti sogni pure di notte.. è veramente inenarrabile. Quando Gal si è arruolato, io ho detto “bisogna fare qualcosa”… “.
Angelica Edna Calò Livnè è un’educatrice e giornalista israeliana che è nata a Roma nel 1955 da un'antica famiglia ebraica e dall'età di 20 anni vive in Israele.
“Fin da piccola, sapevo che sarei andata in Israele, la mia Terra d’elezione. Crescendo ho capito che sarei stata felice solo in un kibbutz. Così a vent’anni ho lasciato l’agiata vita romana e mi catapultai nei boschi di Sasa - il Libano è solo al di là delle colline - a mettere in pratica quanto mi hanno insegnato gli amici più grandi del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair.” dice Angelica. È coniugata con Yehuda, nato nel Kibbutz, ed hanno quattro figli maschi. Nel corso degli anni ha insegnato in scuole multiculturali, in scuole per ragazzi emarginati ed espulsi dal corso normale degli studi; ha insegnato anche all'Università collaborando a progetti mirati a far raccontare agli anziani la loro storia ai giovani e progetti che hanno lo scopo di consolidare l’identità della donna; insegna in un'università araba e in scuole per ragazzi con un quoziente d'intelligenza al di sopra del normale.
http://www.masksoff.org/a_proposito/curriculum.htm
La sua più grande conquista è l’aver creato con il marito, nel 2004, la fondazione “Beresheet LaShalom” (un principio per la pace).
Obbiettivi principali della Fondazione
Sviluppo di una leadership giovanile per il raggiungimento della pace attraverso le arti, l’educazione ai valori umani in genere (tolleranza, rispetto, la pace con se stessi e con gli altri, e la convivenza attraverso l'educazione al dialogo, la curiosità sincera per il diverso… ) e il coinvolgimento sociale.
Educazione ai valori di mediazione e negoziazione.
Incremento e sviluppo dei rapporti umani e sociali degli abitanti della Galilea di diverse culture come modello di laboratorio di convivenza .
Consolidamento dell'identità personale e studio delle proprie origini e delle radici del popolo a cui si appartiene per poter apprezzare la differenza come ricchezza.
Approfondimento del valore della diversita' culturale come fonte di arricchimento personale.
Aiuti alle vittime del terrorismo in Israele e nel mondo anche attraverso la creazione di legami tra loro "Per disegnare un sorriso sul loro volto " e ridare la speranza.
Sviluppo del legame tra Israele e il resto del mondo attraverso l'ospitalità' di gruppi eterogenei, l’organizzazione di seminari e la conoscenza di Israele.
La positivita' diviene parte integrante delle loro azioni e li aiuta a superare il malessere dell'adolescenza che diviene ricca di significato e forza motrice per migliorare il mondo che li accoglierà in futuro. Un mondo dove si possa vivere senza il bisogno di celarsi dietro una maschera.
Progetti realizzati
* Workshops e Spettacoli con ragazzi di etnie, religioni e culture diverse per conoscersi attraverso le attivita'
* Un gruppo teatrale multiculturale “Teatro dell’Arcobaleno” (2004) composto da una trentina di giovanissimi attori dai 9 ai 20 anni, provenienti da villaggi ebrei, arabi, drusi, cristiani e circassi
* Tournee delle compagnie teatrali della Fondazione nel mondo, per divulgare l'idea di coesistenza e mediazione dei conflitti e per raccontare cosa passa per la mente di un adolescente che vive in un paese in guerra.
* La giornata del pane, 50 donne israeliane e 50 donne palestinesi insieme in un'attivita' quotidiana.
* Sviluppo del legame tra Israele e il resto del mondo attraverso l'ospitalità' di gruppi eterogenei, l’organizzazione di seminari e la conoscenza d’Israele.
* Un programma radio Shalom Lecha Salaam condotto dai ragazzi in ebraico e arabo
* Conferenze e testimonianze sulla vita in Israele e in Palestina.
* Attivita' educative e formative ai due lati della barriera di sicurezza.
* Pubblicazioni di articoli e libri sugli aspetti positivi della convivenza tra israeliani e arabi.
* Viaggi annuali in Italia per ragazzi colpiti dal terrorismo o dalle guerre
Progetti futuri
* Un Corso di Master sull'Intercultura in collaborazione con l'Universita' di Firenze: solo nei giorni scorsi hanno saputo che il prof. Paolo Orefice dell’Università di Firenze ha chiesto e ottenuto di aprire una cattedra dell’Unesco proprio a Sasa, dove gli studenti potranno partecipare a uno stage di intercultura e di educazione alla pace.
* Un anno di volontariato nella Fondazione Beresheet LaShalom.
IL GIORNO DEL PANE
Quando la mia amica palestinese Samar ha lanciato l'idea di una "Giornata del pane per la pace" nel suo panificio a Betania ho sentito, dice Angelica, che non potevo sottrarmi.
Il pane! Simbolo di vita, di speranza, di prosperità, di accoglienza, è desiderio e necessità prima degli uomini di qualsiasi cultura. Appena tornata a casa, in Israele, ho iniziato a cercare freneticamente di coinvolgere piu' gente possibile. I primi occhi che si sono accesi sono stati quelle delle madri. Di madri di figli soldati, di figli scolari, di nonne, di coloro che non dormono la notte e si chiedono cosa si possa fare per cambiare qualcosa. Poi ho cercato qualcuno di importante e per tre giorni di seguito ho visto sugli schermi della televisione israeliana, uno dei personaggi piu' veri e affascinanti del mondo politico israeliano: Yuli Tamir, dei Laburisti, professoressa di filosofia all'Universita' di Tel Aviv, Membro della Knesset. C’erano discussioni feroci ma, ogni volta che lei accennava a parlare, tutti intorno tacevano di colpo e l'ascoltavano con ammirazione e rispetto. "E' lei!!" ho pensato – “Quegli occhi profondi raccontano le sofferenze e le paure delle madri di tutti i figli in pericolo! Le ho telefonato senza indugio. Mi ha risposto con una cordialita' tale che mi sembrava di vedere il suo sorriso attraverso il telefono! L'idea le piaceva e voleva conoscere anche Samar. Detto fatto. Sabato sera eravamo tutti a cena nella mia casa del kibbuz: c’era Samar, c’era Giovanni Quer, rappresentante della parte italiana della Fondazione Bereshit LeShalom che aveva lavorato tutta la settimana nell'orfanotrofio e nel panificio di Betania come volontario, c'era la mia famiglia e tutti insieme abbiamo partorito un nuovo progetto per darci speranza a vicenda: donne israeliane e donne palestinesi, donne ebree, cristiane e musulmane si incontreranno e assieme prepareranno e spezzeranno il pane frutto della loro opera.
Il panificio e' stato aperto con l'aiuto di un tecnico israeliano che, dopo molte titubanze e rifiuti ha accettato il rischio di recarsi in Palestina, il 16 ottobre 2003 (60 anni esatti dalla razzia compiuta dai nazisti nel ghetto di Roma). Dopo aver montato i macchinari si e’ preparato il primo pane e israeliani e palestinesi: arabi cristiani e musulmani ed ebrei hanno condiviso lo stesso cibo sedendo alla stessa tavola.
Samar Sahhar, palestinese cristiana, è nata a Gerusalemme Est, ha studiato allo Schmidts girls college di Gerusalemme Est, ha frequentato l’Università di Betlemme (management), ha seguito corsi in discipline educative in Inghilterra, alla Sussex University ed alla Bristol University. Nel
Samar e Angelica vincono il premio per la pace di Assisi del 2004.
http://www.beresheetlashalom.org/
Un programma radiofonico per avvicinare israeliani e palestinesi.
Interessante la sezione video.
In una lettera del 2005 della Federazione delle Associazioni di Amicizia Italia Israele a Ciampi e a Katzav, sottoscritta anche da loro, si dice:
"Signor Presidente Ciampi, Mr President Katzav,
vedervi oggi insieme è di grande significato per tutti gli amici di Israele in Italia e per i tantissimi amici dell'Italia che vivono in Israele. A nome di queste persone vi chiediamo di voler concedere un riconoscimento ufficiale delle nostre due nazioni a Giuliano Ferrara, che ha promosso e reso possibile la grande manifestazione unitaria di solidarietà con lo Stato di Israele del 3 novembre a Roma.
Siamo certi che anche voi abbiate percepito che tra i nostri due Paesi il legame, basato sul comune rispetto di libertà e giustizia, è particolarmente stretto e che la manifestazione promossa da Giuliano Ferrara ha contribuito a portare alla luce questo legame che nessun altro Paese europeo può vantare.
Con il nostro più grande rispetto.".

Tempo fa in una bancarella di libri usati trovo questo libro di Nuala O’Faolain, Sei qualcuno?
Un libro straordinario, intenso e sincero che trasmette la saggezza nata dalla sofferenza.
Una commovente biografia che parla di Nuala, seconda di nove figli in una vivace, irrequieta famiglia di Dublino, con una madre a modo suo affettuosa ma incline all'alcol, un padre brillante ma inaffidabile e poco presente, il conflitto con una cultura cattolica conservatrice e con un mondo chiuso alle donne. Unici veri antidoti contro la disperazione sono il grande amore per i libri e la passione per la scrittura, che la porteranno a diventare una delle più conosciute giornaliste dell'"Irish Times".
In un confronto con la solitudine dice "non possedevo nulla di quanto tradizionalmente ha sempre contato per le donne, né di quanto aveva contato per me fino ad allora. Ero sola, senza un marito e senza figli. Sul piano personale, insomma, mi sentivo solo una fallita ".
Ieri sera trovo queste parole tratte da un altro suo libro “L’Isola nel cuore”.
Una sfaccettatura singolare che parla della solitudine e della felicità.
Lascio qui.
“Il mondo intorno a noi era immerso in un silenzio assoluto. Sentivo il ritmo lento e forte del cuore di Shay. Cercai di ricordare quando e dove avessi già provato un simile senso di pace.
Soltanto da sola con me stessa, pensai, e questa risposta mi parve una grande rivelazione. Girai pigramente la testa verso il braccio di Shay. Se stare con lui equivaleva a stare per conto mio, forse avevo trovato l'altra metà di me?
...
Ora, nel cuore della notte, giacevo sull'alto letto, e davanti a me, al di là della finestra spalancata, al livello dei miei occhi, c'era il lago scintillante. Mi sarebbe bastato protendermi in avanti per fondermi con le acque luminose. Rammento la sensazione che mi dava tenere il capo sul cuscino. Di quando in quando, il lamento lontano di un uccello o l'improvviso strido soffocato di un animale acquatico sottolineavano l'immensa coppa di silenzio nella quale stavano sospesi la camera, il letto e il lago. Dalla superficie dell'acqua si levava una foschia di madreperla.
Così mi sentivo, nel cuore della notte, tra le braccia di Shay.
... “.