
Questa mattina ho sentito per caso questa traccia di Ivano Fossati, C'è tempo.
Non mi vergogno dire che non l'avevo mai sentita. Mi piace davvero tanto.
http://www.goear.com/listen.php?v=74f0e33
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.
C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.
Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.
C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.
C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.
Richard Strauss - Don Quixote (Fragment)

Laurea ad honorem per Rostropovich, il violoncellista che suonò sotto il Muro di Berlino
10 marzo 2006
Cacciato dal suo paese d’origine per diverbi politici, Mstslav Rostropovic ha unito per una vita l’impegno nella musica all’impegno per i diritti civili. L’Università di Bologna gli ha reso omaggio con una laurea ad honorem in scienze politiche.
"La mia vita è cambiata del tutto già il giorno dopo la caduta del muro di Berlino". E se a dirlo è Mstslav Rostropovic, colui che improvvisò un concerto con il suo violoncello proprio sotto il più famoso simbolo del regime sovietico nel giorno del suo abbattimento, allora forse non sono solo frasi di circostanza.
Rostropovic è il maggiore violoncellista del '900 e uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Ma è anche un "grande filantropo", tanto da meritarsi una laurea ad honorem da parte dell'Università di Bologna in Scienze politiche, per il suo "impegno a favore dei diritti umani". Non solo è da tre anni testimonial dell'Associazione italiana contro la sclerosi multipla (Aism) di Bologna, ma è anche creatore di numerose fondazioni in favore di bambini e ragazzi della sua Russia. Di recente, a 79 anni, ha dato vita a due nuove fondazioni, una a Mosca, "in aiuto dei giovani musicisti", e una a Vilnius, capitale della Lituania, dove ha radunato "100 bambini di grande talento" nel campo della musica, della scienza e dello sport. Senza contare la costante attività di Rostropovic a sostegno della prevenzione sanitaria per i bambini dell'ex Urss, attraverso la vaccinazione di massa di oltre due milioni e mezzo di giovani e giovanissimi.
Ma, oltre alla musica, Rostropovic è famoso nel mondo per quei giorni di novembre del
Al crollo del muro, però, "la mia vita si è riunita". Rostropovic, in quelle ore, si trovava a Parigi, e vide per la prima volta dalla televisione la gente che ballava sopra il muro. Con l'aiuto di un amico, che aveva un aereo privato, la mattina dopo andò a Berlino e si mise a camminare lungo il muro per cercare un "buon posto" dove suonare. "Non volevo suonare per la gente - racconta - ma per ringraziare Dio di quanto era successo". E suonò alcune suite di Johann Sebastian Bach, tutte "in tonalità maggiore, perché ero felice". Mentre però dava voce al proprio violoncello, si ricordò di quanti, nel tentativo di passare da una parte all'altra del muro, avevano perso la vita. Suonò allora anche alcune musiche "in tonalità minore, in memoria di quanti erano stati ammazzati". E, una volta concluso il concerto improvvisato, "chiusi gli occhi e piansi".
Tratto da: Alma Mater Studiorum – Università di Bologna