Sfaccettature, Luci e Riflessi

Percorsi a "passo d'uomo"

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Utente: Prisma2002
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"No, non siamo fatti di parole: la carne e il sangue non sono pagine. Noi non abbiamo una storia, nè raccontiamo una storia, ma siamo posseduti da una storia che ci racconta. [...] Ci sono storie che ci raccontiamo per tutta la vita. Queste storie, vertebre di parole, sostengono le nostre menti, ci sorreggono, aiutandoci a stare in piedi, se non dritti, quantomeno soltanto un po' curvi." (Nomi Eve, Il frutteto di famiglia)

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domenica, 25 febbraio 2007

La creatura di Axel Munthe

La Sfinge - Villa San Michele




Oggi mi sono tuffata in uno scatolone di vecchi libri che mi hanno donato.


E’ stato emozionante “andar dentro” ed esplorare gli interessi di una persona che ho incontrato e stimato.


Mi sono subito lasciata incuriosire da un libro degli anni ‘50 che non conoscevo: Axel Munthe, La storia di San Michele.


In una Capri dove l'incanto luminoso della natura prende risalto dalla penombra segreta della storia e del mito, Axel Munthe, medico di fama internazionale, trova il proprio luogo di elezione, la terra dove ricostruire una villa di Tiberio, villa San Michele, la splendida casa in cui potrà essere pienamente se stesso.


La storia di San Michele fu scritta su consiglio di Henry James in un momento particolarmente doloroso per l'autore ormai anziano, malato agli occhi, tormentato da un'angosciosa insonnia. Raccontando l'impegnativa e gioiosa realizzazione di un sogno, Munthe racconta di sé e dei suoi tempi, rievoca un'Europa cancellata dal conflitto mondiale, testimonia il drammatico nascere del nuovo, ma soprattutto coglie con straordinaria semplicità il legame profondo che intreccia ogni esistenza alle altre in un fluire di vita tra uomini, animali e luoghi. Nel rifugio che si è cercato egli può consapevolmente ripercorrere i propri ricordi e attingere a quella fonte della saggezza che sgorga «nel nostro proprio suolo, tra i profondi abissi dei nostri solitari pensieri e sogni».




Axel Munte scrive:




“… Il modo più semplice di scrivere un libro su se stesso consiste nel pensare agli altri; non c’è da far altro che sedere tranquillamente su una sedia e guardare verso il passato col proprio occhio cieco. Molto meglio ancora sdraiarsi sull’erba senza pensare affatto, ma restando solamente in ascolto. A poco a poco il lontano rombo del mondo si spegne, le foreste e i prati cominciano a cantare con pure voci d’uccelli, buoni animali si avvicinano per raccontare le loro gioie e i loro dolori con suoni e parole che egli potrà capire, e quando tutto sarà in silenzio, anche le cose inanimate che lo circondano cominceranno a sussurrare nel loro sonno. […]


Il più grande compilatore di storie sensazionali è la vita. […]


Gli uomini di oggi perdono troppo tempo ad ascoltare ed a leggere i pensieri degli altri. Sarebbe assai meglio che impiegassero più tempo ad ascoltare i loro propri pensieri. La sapienza possiamo impararla da altri, la saggezza dobbiamo ricercarla in noi stessi. La sorgente della fonte della saggezza sgorga nel nostro proprio suolo, fra i profondi abissi dei nostri solitari pensieri e sogni, senza dei quali sembreremmo dei piccoli vecchi e diventeremmo uomini senza pace nell’anima, senza tenerezza nei cuori, senza volontà di vivere, senza coraggio di morire. L’acqua della fonte è limpida e fredda come la verità, ma il suo sapore talvolta è amaro.”


 


http://www.capridream.com/per-alex.htm




http://www.capri.it/it/itinerario-anacapri-2




 

postato da: Prisma2002 alle ore 22:25 | link | commenti (4)
categorie: luoghi, saggezza, narrativa, biografie

Guardando il telegiornale

laikaMah, chissà cosa stava pensando la nostra laika ieri sera, stava guardando il telegiornale...




postato da: Prisma2002 alle ore 09:55 | link | commenti (5)
categorie: animali
venerdì, 23 febbraio 2007

La solitudine di un'anima

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La crescita dell’uomo, come la crescita della natura


gravita all’interno.


L’atmosfera e il sole la ratificano,


ma essa si muove, da sola.



Ognuno, il proprio ideale assoluto


deve raggiungere, da solo.




In solitudine, con il coraggio


di una vita di silenzi.




Lo sforzo, è la sola condizione.


La sopportazione di se stesso.


La sopportazione di forze contrarie,


e un credo intatto.




Fargli da spettatore, è compito


del suo pubblico.


La trattativa però, si svolge senza assistenza,


senza incoraggiamento.





C’è una solitudine dello spazio,


una del mare,


una della morte, ma queste


compagnia saranno.




In confronto a quel più profondo punto


quell’isolamento polare di un’anima


ammessa alla presenza di se stessa.


Infinito finito.




Emily Dickinson 




 

postato da: Prisma2002 alle ore 10:06 | link | commenti (4)
categorie: interno-esterno